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IL SACRIFICIO DEL LEADER " a London conversation"


Qualche giorno fa.
Una serata londinese con il sole all’orizzonte che ancora riscalda e lascia cadere raggi di luce attraverso le basse case colorate. Tra le mani una immancabile birra fredda, servita con molto “swing". Il mio caro amico John S.F. esperto di leadership risonante mi racconta di questo giovane manager rampante che gli domanda: «Cosa significa, al giorno d’oggi, essere un vero leader?». Allora John lo guarda fisso negli occhi e con voce affascinante e carismatica racconta: «Essere leader oggi significa essere un leader in grado di trascinare il proprio team a fare cose incredibili, impensate. Significa essere un leader che lascia tracce indelebili di stima, affetto, reciprocità, condivisione, comprensione, compassione. Significa essere un leader che sa guidare le proprie persone perché le conosce profondamente, intensamente. Un leader che sa quali siano le parole giuste da usare per ogni sua risorsa, le parole che fanno fare veri miracoli alle persone. Vedi, la pacche sulle spalle, le parole, le carezze, gli sguardi, i gesti di un vero leader non si dimenticano mai, nemmeno dopo tanti anni; nella memoria rimane sempre il vero significato di un percorso fatto insieme.»

Il caro amico John mi fa sempre riflettere…

Ora, immaginare cosa significhi esattamente tutto ciò può sembrare complesso, in realtà lo è meno se scriviamo questa parola: SACRIFICIO. Essere leader oggi richiede una chiara comprensione di sé stessi e una consapevolezza profonda e passa inevitabilmente da una domanda a cui è possibile solo rispondere “si" e la domanda che devi porti è: sono pronto al sacrificio? Cioè sono pronto a sacrificare parte di me stesso per gli altri? Se la tua risposta è SI, allora avrai buone possibilità di diventare un leader in grado di scrivere pagine di storia indelebili. Se la risposta è non so, non sono forse pronto, se la risposta è “immagino sia faticoso fare tutto ciò” allora non sforzarti di simulare l’intenzione al cambiamento, non fa per te. Sarai probabilmente uno dei tanti leader “normali” al comando di un qualche cosa, quindi non stupirti se le persone si dimenticheranno presto di te...


INTELLIGENZA EMOTIVA, PERSUASIONE, CARISMA VOCALE apprendi anche tu come essere un vero leader >>>


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LA LEADERSHIP E IL TIRO CON L'ARCO



"Concedi al tuo Team periodi di “inattività”, poiché la forza di un team soggetto a tensione costante finisce ben presto per scemare. Allora lascia che possa riposare e recuperare, così, quando tenderai nuovamente la corda, tornerà ad offrirti la sua piena forza!"

Un comportamento inadeguato genera cali della soddisfazione sul lavoro, minor attaccamento all’azienda, aumento dell’ansia, della depressione e dello stress. Se continui a spremere come fossero un limone le tue risorse, non passerà molto tempo e loro ti si rivolgeranno contro!


Immagino che anche tu sappia e ne sei ben conscio, che atteggiamenti inadeguati e prevaricatori hanno un costo non solo morale ma anche monetario. Si esatto: tempo, denaro, ambiente, energia, collaborazione. Hai mai sentito parlare di Economia Comportamentale? Le aziende si apprestano a istituzionalizzare all’interno delle loro policy regole comportamentali che considerano, tra le altre cose, i costi per il ri-recruitment, per le dispute legali, per le liti legate al mal comportamento dei manager, al non rispetto dell’etica e dello stile aziendale. Questi atteggiamenti sono quantificati come danno e, giustamente, viene applicata la rivalsa nei confronti del “cattivo” manager. Appare ancor più chiaro, ne abbiamo parlato proprio nella precedente newsletter che soft skills come Intelligenza Emotiva, Persuasione, PNL e Carisma Vocale, siano ritenuti oggi indispensabili ad un moderno leader.

Una interazione negativa ha un impatto molto più forte (+ 5 volte) sull’umore di una persona rispetto ad un’interazione positiva. Basta una sola “Bad Action” per azzerare l’energia positiva e l’allegria di un gruppo ed innescare effetti collaterali.


Sovente leader e aziende in generale, tendono a dire cose mirabili e intelligenti che all’esterno affascinano pubblico, clienti e stockholders, senza però metterle effettivamente in pratica e cadendo così nella “trappola delle belle parole” (Sutton). Parlare di rispetto delle persone come must e poi consentire atteggiamenti diametralmente opposti è molto più che inutile è IPOCRITA, è un comportamento che alimenta cinismo e risentimento. Non so se tutto questo rispecchi la tua situazione o se hai già vissuto casi simili, ma se ti è capitato sai bene cosa tutto questo sia in grado di generare...

Studi recenti sul comportamentalismo evidenziano come all’interno dei team, quando qualcuno si trova o raggiunge una posizione di potere, la tendenza a non “vedere più” il proprio comportamento. Differenze di potere anche minime ed irrilevanti possono influenzare il modo di agire e di pensare in maniera rapida e spesso negativa (Levinson). Non concordi anche tu che perdere di vista sé stessi sia la cosa peggiore da fare?
I modelli comportamentali sono contagiosi. Se una persona anche affabile, entra a far parte di un gruppo guidato da un leader iperattivo, aggressivo, bullo, si trasforma momentaneamente nella “fotocopia dell’esemplare dominante”. OK, questa non è una regola assoluta ma è interessante notare come le ricerche lo abbiamo messo in luce; certo la persona “buona” poi ritorna sui suoi passi (almeno, dovrebbe) ma intraprendendo un percorso interno faticoso e passando da uno stato “confusionale” che ne compromette le performance.

E’ altrettanto vero che se i modelli comportamentali sono contagiosi in negativo lo sono anche in positivo e quindi quando un leader è anche “umano” il suo successo non tarda ad arrivare, non solo, sai anche che durerà nel tempo. Indipendentemente dal successo ottenuto o riconosciuto, rispetto ai “numeri di business”, ciò che rimane nella memoria delle persone è quello che hai fatto di buono per loro nel tempo. Riesci ad immaginare come ti sentiresti nei panni di questo leader amato dal suo team?

C’è un’altra cosa che vorrei condividere e che mi ha fatto spesso riflettere quando penso alle organizzazioni, è una frase di Noelle Neumann, ora leggila tu:
In un organizzazione basata sulla paura, i dipendenti si guardano le spalle ed anche quando sono in grado di aiutare l’azienda hanno paura di farlo.
“SPIRALE DEL SILENZIO AZIENDALE” di Noelle Neumann

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2 Quick Question:
- Quanti collaboratori sono pronti a dichiarare che credi veramente in loro?
- In che modo hai dimostrato di apprezzare il loro contributo nell'ultimi 30 giorni?
Hai 30 secondi per pensarci...


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INTELLIGENZA EMOTIVA E PERSUASIONE GLI SKILL DEL FUTURO PROSSIMO VENTURO… CIOE' OGGI!


Non so quanti di voi lo abbiano già letto, ma il report "The Future of Jobs - Employment, Skills and Workforce Strategy for the Fourth Industrial Revolution" presentato al World Economic Forum il gennaio scorso, oltre ad essere un documento molto rilevante nei suoi svariati aspetti, mette a fuoco un elemento decisamente importante e cioè quali sono i requisiti che i manager dovranno possedere entro il 2020.

Intelligenza Emotiva e Persuasione, ma lo potete ben immaginare, sono naturalmente tra questi. Rientrano nella sfera dei Cross-funktional Skills, più precisamente quelli definiti Social Skills (n.b. nulla a che vedere con FB&co) e sono definiti decisamente importanti per il futuro dei manager di ogni età.
Per chi fa una professione come la nostra, è un coach o un consulente ed entra ed esce dalle aziende ogni giorno, tutto questo non costituisce una sorpresa ed è molto chiaro sotto ogni tipo di prospettiva.

Nel nostro lavoro osserviamo con occhi esterni e visione laterale quanto succede e quali sono le dinamiche che si attivano o scatenano. Probabilmente avete vissuto o state ancora vivendo carichi di lavoro pesanti, stress, urgenza, ansia. Per affrontare questi contesti e gestire determinate situazioni non è possibile fare riferimento alle capacità tipiche degli "old manager" (passatemi il termine non in relazione all'età ma allo stile di leadership) questi ultimi non sono in grado di farlo non avendo o avendone poca, conoscenza dell'essere umano e dei suoi modelli comportamentali e relazionali. Sono manager piuttosto tecnici, abili sotto questo profilo, ma lacunosi rispetto a come attivare una relazione efficace. Hanno normalmente ricevuto un'educazione orientata al risultato ad ogni costo, non conta quanto spremi il tuo team, importante è l'obiettivo a fine corsa. E non contano i mezzi coercitivi usati o le vessazioni o altro, immagino che ognuno di voi abba enne esempi a cui fare riferimento. E' un sistema che ha funzionato e che per alcuni versi viene ancora usato, ma non direi che sia il sistema più adatto ai contesti attuali.

Ora immagino sia chiaro ai più che apprendere questi skill è fondamentalmente importante, direi non solo per i manager ma anche per gli imprenditori e chiunque sia a capo di un Team.

Focalizziamo ora la nostra attenzione immaginandoci il dopo… intendo dire che questi skill non devono rimanere ad uso del proprio CV e lo dico perché mi è capitato di incontrare persone che dicono di aver fatto, di aver appreso, di essere "certificati" ma in realtà, non applicano nulla o solamente poco, di quanto appreso. Fare un corso sull'Intelligenza Emotiva, farne poi un altro sulla Persuasione e sulle sue sofisticate tecniche legate anche alla PNL, non serve a nulla se poi non si mettono in pratica.

Per poterlo fare, farlo sul serio, occorre allenarsi quotidianamente, dedicando tempo del nostro tempo agli altri, questo è l'unico modo. E chiunque voglia ottenere un meritato e riconosciuto successo può solo comportarsi così.

Quick Question: Voi come siete messi?
Avete tempo per rifletterci ma... non molto.

Per chi volesse scarica il documento WEF questo è il link:
http://www3.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs.pdf

Se vuoi apprendere Persuasione e Intelligenza Emotiva clicca qui:
http://www.caimistudio.com/PNL/pnl_business.php


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DEEP THINKING MACHINE

Le soluzioni ai problemi e gli impulsi all'innovazione si trovano solamente quando si accede al pensiero profondo, consentendo così alla propria mente di esprimere tutto il suo potenziale.

Essere creativi, innovativi, riuscire a modificare le situazioni, reinventare il business e proiettarsi verso il futuro.
Per tutto questo è necessario ridefinire i modelli di pensiero utilizzati in azienda che normalmente si basano sull’argomentare piuttosto che sullo sperimentare. L'argomentare è purtroppo un sistema crudo e poco efficiente per esplorare un "tema" e spesso c'è troppo ego coinvolto nel provare l'errore altrui piuttosto che concentrarsi sulla creatività e sull'innovazione. Cosa possiamo fare invece che argomentare? Usare un sistema di pensiero diverso, mirato e "pilotato" al raggiungimento degli obiettivi, questo consente di generare molte più idee, di essere innovativi, di risparmiare tempo e velocizzare la soluzione dei problemi o la realizzazione di nuovi progetti.

“L’istinto di sopravvivenza non è l’istinto più forte nel genere umano. L’istinto più forte del genere umano è quello di fare ciò che ci è famigliare”.
Virginia Satir

E questo è certamente parte del perché ci viene difficile modificare le situazioni ed essere innovativi. Quando impariamo qualcosa che funziona abbiamo la tendenza a continuare a farlo nello stesso modo anche quando, purtroppo, non funziona più. Allora con estrema cocciutaggine usiamo la tipica frase "abbiamo sempre fatto così!” Preferiamo fare la voce grossa e difendere le posizioni acquisite piuttosto che considerare l’opportunità di un pensiero diverso, la possibilità di esplorare nuovi campi d’azione e trovare soluzioni appropriate.

Scavare in profondità significa non fermarsi al primo livello, cioè quello dove risiedono le risposte basiche e semplici. Bisogna scendere “deep into the mind" per accedere al pensiero profondo e dare finalmente spazio alla creatività, alle soluzioni ed alla genialità. Attenzione, questo non ci deve spaventare, creatività e genialità possono appartenere a tutti e non è strettamente necessario avere una mente superiore. Tutti, nel nostro piccolo, possiamo avere intuizioni geniali.

Scavare in profondità significa affaticare la mente e questo bisogna concederselo! Scendere ai livelli profondi delle nostre capacità mentali apre a nuovi orizzonti e differenti visioni. E’ questione di metodo e di esercizio ed una volta “abituati” a farlo quello che ne consegue è solo miglioramento, miglioramento personale, miglioramento delle performance dei team, miglioramento del business.

Lo scoglio da superare è quello dell’abbandonare e sorpassare le risposte semplici e questo perché, solitamente, tendiamo ad accontentarci, cioè trovata una risposta ci diciamo “ok, perfetto, è quella giusta” ed evitiamo di esplorare altre situazioni e possibilità. Molte volte, a parziale nostra giustificazione, è questione di urgenza, ma anche in questo caso basterebbe ritornare sull’argomento a breve distanza e provare ad affrontarlo con occhi diversi. Se ci concediamo di andare oltre e passare quel limite autoimposto le terre inesplorate possono darci immensi tesori…

Guarda il video
https://youtu.be/Zv0iwVMa-4o

Clicca qui per saperne di più e cominciare ad usare il metodo Deep Thinking Machine.

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L’arte della Persuasione per il Marketing: La “Magia" delle Parole


Spendiamo molto del nostro tempo alla ricerca di immagini di grande forza ed impatto da associare alla nostra comunicazione marketing. Passiamo velocemente da una foto all’altra, perdendoci nei meandri delle proposte che ci propinano siti più o meno famosi. Dedichiamo ore ed ore alla ricerca di qualche cosa che ci rappresenti e forse alla fine la troviamo. Ci hanno detto che dobbiamo fare così, che il modello Instagram (ma anche FB) è quello da seguire, poche parole, se non nulla del tutto, solo immagini… Mah!!!

Penso sia uno dei più grandi errori degli ultimi anni per quando riguarda la comunicazione, non solo per il marketing!
Ammetto che in alcuni casi una sola immagine può dire veramente tutto, ma è molto raro che ciò avvenga. Se analizzate la maggior parte della comunicazione, sia che si tratti di spot, brochure, social ADV o altro, potete riscontrare che spesso c’è una totale incongruenza tra il messaggio che si vuole comunicare e quello che “arriva profondamente” nelle menti dei ricevitori.

Convinti che basti una buona immagine, purtroppo trascuriamo il linguaggio, dimenticandoci che le parole sono “magia” pura che può penetrare nella mente profonda ed avere un tremendo e positivo impatto per la nostra comunicazione.

Il fatto è che per scrivere un testo che sia veramente persuasivo, che sappia catturare l’attenzione, che comprenda i vari pattern e schemi mentali, che contempli i modelli rappresentazionali, che racconti, emozioni e dica chiaramente quello che vogliamo comunicare è “faticoso”, quindi preferiamo dedicare tempo alle immagini piuttosto che impegnarci fisicamente e mentalmente alla scrittura… ma questo è un “Fatal Error”.

Sabbiamo che molte persone memorizzano le cose (accadimenti, emozioni, informazioni) attraverso le immagini, ma sappiamo anche che ci sono altrettante persone che memorizzano le cose attraverso il suono, la voce, quindi la lettura (suono della propria voce) e se non trovano nulla da leggere, passano oltre non curanti… e noi ci perdiamo una buona fetta di mercato.

Quindi, prendere alla leggera le parole, non considerarne il vero significato, non ponderarle con criterio, è il primo passo verso l’emissione di un messaggio destinato a fallire, a meno che vi accontentiate di un probabile scarso “successo”. Anche se il vostro testo è formato da sole tre righe, non dedicare alla scrittura il tempo dovuto, può portarvi a scrivere un messaggio a basso rendimento.

Considerate di scrivere per chi vi leggerà, non per voi stessi. Come prima cosa estraniatevi dal contesto che state vivendo, non subite l’assillo di dovere vendere per forza qualche cosa, leggete bene il vostro testo e considerate, leggendolo, se vi sale dentro un’emozione, una sensazione piacevole, stimolante, una sensazione di curiosità di voglia di conoscere… se la risposta e siate obiettivi è no, allora riscrivete il vostro testo ricordandovi che l’unica cosa che potete vendere oggi non sono servizi né prodotti, ma solo SENSAZIONI!


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T.H.I.N.K. before you speak! Mindfull Communication - Comunicare con consapevolezza


Pensiamo di utilizzare comunicazione di successo. In realtà, abbiamo solo problemi di non-comunicazione di successo. Il fatto è che non ne siamo consapevoli.

La comunicazione è un’arte indispensabile! Un’arte che va conosciuta approfonditamente e padroneggiata con consapevolezza se l’obiettivo che ci siamo posti è quello di ottenere interazioni umane veramente proficue.

Dovremmo essere ormai consci del fatto che il tipo di comunicazione che utilizziamo determina fortemente il risultato dei nostri rapporti con gli altri e quindi, non possiamo lasciare che tutto si riduca semplicemente all’essere “connessi”.
Ma mettere fine alla nostra non-comunicazione non è così semplice dato che l’ego gioca un ruolo predominante nel porci verso l’altro.

Essere consapevoli delle parole che usiamo mentre comunichiamo è faticoso, quindi preferiamo limitarci ad una considerazione superficiale del contenuto senza porci ulteriori approfondimenti e questo è un fattore limitante. Raramente comunichiamo con l'attenzione e la consapevolezza che dovremmo.

ASCOLTARE ATTIVAMENTE…
Per capire cosa effettivamente stia cercando di comunicare il nostro interlocutore, non possiamo sovrapporci o farci prendere dalla foga della discussione, questo ci porterebbe ad anticipare le risposte basandoci sulla presunzione di avere già capito tutto. Sono certo che ognuno di noi voglia evitare di ritrovarsi subito dopo a chiedersi “ma cosa cosa voleva dirmi esattamente?”.

Ascoltare attivamente è una componente vitale della comunicazione di successo.


SOSPENDERE IL GIUDIZIO…
Non sempre le cose sono quello che sembrano; ad esempio possiamo leggere due facce della stessa storia e nessuna di loro è necessariamente giusta o sbagliata. Mentre conversiamo o discutiamo con gli altri, a livello inconscio, tendiamo a giudicarli, semplicemente perché le loro idee divergono dalle nostre. Governare la propria mente consente di gestire le situazioni nel migliore dei modi e sappiamo bene che è possibile farlo e quindi, sospendere il giudizio, è nelle nostre corde o meglio dovrebbe esserlo.



T.H.I.N.K. BEFORE YOU SPEAK!
Possiamo avere percezioni diverse certo ma anche dimostrare di avere capito la persona con cui stiamo interagendo semplicemente riattivando i sentimenti e le sensazioni da lei espressi attraverso l’uso consapevole delle nostre parole.
La consapevolezza della nostra comunicazione passa da queste 5 riflessioni:
T True: è vero?
H Helpful: aiuta?
I Inspiring: ispira?
N Necessary: è necessaria?
K Kind: è cordiale?

Certo, tutto questo richiede un grande impegno e la volontà di abbandonare (parcheggiare) il nostro ego, ma una cosa è certa: comunicare con consapevolezza pone veramente fine alla nostra non-comunicazione.


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Comunicazione: ADDIO al POLITICAMENTE CORRETTO? Considerazioni volutamente con olio di palma!


Perché oggi più si è scorretti e più si è vincenti?

Qualcosa sta radicalmente cambiando i modelli comunicativi moderni, ormai è più che evidente, qualcosa che coinvolgerà (sta già coinvolgendo) anche il modo in cui si costruiranno e manterranno i futuri brand e si lanceranno i nuovi prodotti.
Per una persona della mia età, con qualche annetto professionale alle spalle, tutto quello che sta accadendo non rappresenta una vera e propria novità, forse più un ritorno o la fine di un giro a 360 gradi, per poi ripartire verso un’altra direzione che non sarà però a breve e quindi, commercialmente pensando, dobbiamo farci i conti.

Si è parlato molto e se ne parla tutt’ora, di "nativi digitali”, la generazione nata e cresciuta tra i social media. Quello che possiamo osservare è che contemporaneamente si sono imposti nuovi brand nati, appunto, attraverso i social, la cui comunicazione forte e diretta, accompagnata da punti di vista ed opinioni non negoziabili sulla propria visione del mondo, ha condizionato i consumatori sin dalla loro apparizione (es: Ben & Jerry’s e la sua dichiarata posizione politica). E’ molto probabile che non tutti condividano quanto espresso da questi brand, ma il fatto stesso di averlo espresso non sembra portare loro alcun danno, anzi costituiscono un punto di forza nel generare vendite.

Questa tendenza è in netto contrasto con l’atteggiamento di brand come Disney, McDonalds o Ferrero, per citarne uno nostrano, il cui comportamento basato sul mantenere la neutralità li costringe a rimanere nei binari del “political correct”. Un comportamento coerente, non offensivo, sicuro, amato dai loro clienti che non potrebbero concepire altri modelli comunicativi tant’è che sono aggrediti proprio sul valore, sulla fedeltà e sulla qualità (olio di palma docet). I media, invece, gravitano attorno a titoli accattivanti e storie altamente provocatorie; quindi i grandi brand del mondo dovranno affrontare una lotta sempre più complessa ed investire molti più soldi per conservare la propria posizione di mercato. Nel contempo brand sfacciati e spregiudicati colgono l’opportunità di scioccare, sfidare, indignare e imporsi sul mercato.

Partiamo da una semplice analisi del recentissimo passato.
Perché le dichiarazioni scioccanti hanno aiutano Trump ad imporre il suo “brand” politico? Dal punto di vista marketing quale insegnamento efficace possiamo trarne? Semplice: Parlare alla mente del cliente (persuading), essere supponente, provocatorio e… vincere!
Per rimanere sul nostro suolo patrio, come si spiega il successo di alcune trasmissioni radiofoniche e televisive? Provocazione, scandalo, volgarità, aggressività…

Questa è la “mutazione” che è avvenuta in noi.
Siamo stati ri-educati a considerare vincente questo modello. Amato o odiato.
Peggio ancora, si sta verificando un livellamento verso il basso della cultura a cui bisognerà porre rimedio rieducando le persone ad un pensiero più umanistico e questo sarà sicuramente il tema dei prossimi anni sempre che non si venga definitivamente spazzati via dalla grettezza, dalla stupidità e dalla superficialità delle relazioni.

In passato i marketers si sono concentrati affinché i loro prodotti fossero amati da tutti, forse avrebbero dovuto leggere “La mucca viola” già molti anni fa… Certo Godin non aveva immaginato un futuro cosi aggressivo, ma i principi del suo “essere diversi” sono questi: amato da alcuni, odiato da altri, ignorato da nessuno.
In futuro, probabilmente, saranno avvantaggiati i brand che si sfideranno attraendo avversari, un po’ come in un bel derby stracittadino, per capirci.

Ci sono numerosi marchi che incontriamo ogni giorno, basta uscire a fare quattro passi in città; brand che non adoriamo, che non capiamo bene e che ci passano velocemente inosservati e questo perché non hanno mai alzato il tono, non hanno mai fatto scalpore, mai una voce fuori dal coro, ottenendo in cambio solo una cosa: INDIFFERENZA!

Probabilmente molti di voi staranno pensando che non è possibile adattare questa visione al proprio brand “Non si offende il cliente!” in realtà non è il vostro cliente è quello che compra dal vostro competitors.

Quindi è molto probabile che assisteremo alla nascita di numerosi marchi che seguiranno l’onda per essere anche loro altrettanto oltraggiosi, provocatori, scandalosi e che si imporranno per le loro opinioni ed i loro comportamenti scorretti. “Siamo stati educati a non offendere ma è in questo campo che i brand di successo del prossimo futuro prospereranno”*.

A presto.

* rif M. Lindstrom e S. Godin


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