L'utilizzo dello humour in azienda stempera le tensioni, aumenta la capacità di risolvere i problemi, accelera le trattative commerciali ed incrementa lo spirito di squadra. Questo almeno, quanto emerge dalle ultime ricerche in materia di HR. In particolare viene sottolineato il vantaggio competitivo delle aziende che utilizzano lo humour e come i clienti di queste ultime siano molto più soddisfatti. La Southwest Airlines ne è testimonial perfetta avendo inserito nella formazione del proprio personale l'apprendimento dello "spirito" come tools del modello relazionale aziendale; del resto la compagnia aerea l'avevamo già conosciuta come una delle prime ad aver adottato il "metodo antistronzi" per la gestione delle risorse umane.
Sorridere non sarà certo il rimedio contro la crisi ma sicuramente può aiutare ad affrontarla meglio. Cosa impedisce di usare lo humour? Molti manager, ma questo vale per qualsiasi persona in posizione di comando, hanno paura di perdere autorità e stima da parte dei collaboratori e di conseguenza paura di perdere il controllo del team. Molti non lo sanno usare e quindi rischiano di fare più danni che altro. Lo humour ha bisogno di tempi giusti, non si deve mai esagerare né perdere di vista il senso del rispetto, bisogna usare lo spirito adeguato ed assicurarsi che sia comprensibile da tutti (non lasciare "orfani" insomma); certo è che la leadership dei manager che utilizzano lo humour ne esce rafforzata rispetto a quella di chi non lo usa. Per molte aziende l'approccio "easy" al cliente, sia interno che esterno, è un must e leva fondamentale della formazione del personale.
La rigidità del manager "impettito" non è sempre premiante; schemi troppo "costretti" non contribuiscono alla creazione di un clima aziendale ottimale, viceversa trasmettere positività, anche attraverso l'utilizzo "sagace" dello humour, alimenta lo spirito di squadra e migliora le performance.
La capacità di coinvolgere il proprio team passa anche dalla qualità relazionale che siamo in grado di mettere in campo, sorridere anche dei propri guai, consente di affrontare con più serenità le avversità e le sfide quotidiane; il pensiero positivo alimenta la creatività poiché è proiettato nel fare piuttosto che nel compiangimento.
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Contrappunto
LEGO - comprendere il consumatore
La Lego coinvolge i propri consumatori, in questo caso bambini tra i 4 ed i 10 anni, nella realizzazione dei nuovi prodotti, non per monitorarne l'accoglienza secondo i modelli fredda-calda, ma per comprenderne le motivazioni. Per meglio interpretare le indicazioni che ne emergono, nei gruppi non sono presenti designers e progettisti ma team di psicologi. Questo approccio ci ricollega al bellissimo libro di Clotaire Repaille "Il codice nascosto" che ben evidenzia quanto sia importante capire le motivazioni e la struttura profonda del pensiero del cliente, piuttosto che la superficialità estetica o funzionale del prodotto in se stesso.

