In due aziende su dieci le donne sono al timone.
E' in deciso aumento il peso dell'imprenditoria femminile anche in settori tradizionalmente lontani dal mondo rosa. Forse grazie ai finanziamenti che aiutano le donne a fare impresa ma sicuramente questa svolta è dovuta anche alla loro capacità e volontà di emergere che spesso, diciamocelo pure, sono superiori a quelle dei loro colleghi maschi.
Persino il mondo dell'edilizia, così legato all'universo maschile, ha dato i suoi numeri: 58 mila imprese rosa, solo nel 2008 4.500 nuove aziende.
Le donne fanno business in diversi settori, dall'energia alla sanità, dall'immobiliare all'informatica, dalla ristorazione ai servizi sociali. Una lettura del fenomeno ci porta ad evidenziare come molte imprese siano nate dal passaggio generazionale ma altrettante anche da donne 40enni che, magari al rientro da una maternità, faticano a ritrovare il proprio ruolo in azienda o a rientrare nel circuito del lavoro dipendente e quindi decidono di realizzarsi in proprio, forse dando seguito ad un loro desiderio a lungo sopito.
E' altrettanto vero che per una donna è più facile, partendo da una buona idea, impiantare un'azienda piuttosto che affermarsi come dirigente di una grande impresa. Spesso le donne si sentono in colpa nel dividersi tra lavoro e famiglia, l'importante per loro è trovare il giusto equilibrio nella gestione del tempo e delle responsabilità, dando valore alla capacità di delegare e dare incarichi oltre che a quella di saper creare un team di collaboratori "unisex".
Dalle ricerche emerge un dato comune che riporta in evidenza le peculiarità dell'impresa al femminile, le donne sono più affidabili, responsabili e puntano maggiormente alla relazione con il cliente ed alla sua fidelizzazione.
Secondo lo studio condotto da Mc Kinsey Women Matter 2, realizzato in collaborazione con il Women's Forum for The Economy and Society pubblicato in Francia nell'ottobre del 2008, le donne eserciterebbero più degli uomini cinque delle nove qualità indispensabili all'esercizio della leadership, dall'attenzione allo sviluppo delle potenzialità degli altri alla capacità di condividere le decisioni.
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L'algoritmo di Google per scovare i collaboratori scontenti
Da sempre Google ci ha abituati ad iniziative fuori dal comune, ma questa dell'algoritmo "della felicità sul lavoro" è veramente innovativa e potrebbe interessare numerosi HRM. Una delle paure più ricorrenti per le aziende ad alto valore aggiunto e tecnologicamente avanzate, è quella di perdere figure preziose o peggio di vederle finire alla concorrenza. I costruttori di algoritmi per eccellenza (Google) hanno pensato bene di realizzarne uno ad hoc che potesse rivelare l'andamento emotivo di ogni singolo collaboratore e mettere in evidenza chi tra loro, potrebbe rivelarsi un potenziale dipendente in uscita. Motivi? Promozione, carriera, cronologia delle retribuzioni, tutto quello che possa servire ad evidenziare chi non si sente adeguatamente valorizzato, principale causa di abbandono tra i giovani manager. Una riflessione da fare per tutte le aziende e che darà il via sicuramente a dibattiti e confronti: quanto effettivamente le aziende sono "sinceramente" interessate ai propri dipendenti? Quante ancora considerano le risorse umane forza motrice dell'impresa? ... dite voi!
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